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55 Domenica 32^ Tempo Ordinario (Le lampade accese) rif. al 06/11/11 PDF Stampa E-mail

                        Trentaduesima Domenica del Tempo Ordinario 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,1-13)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Parola del Signore
                       

                                          Le lampade accese 

 Le lampade accese delle quali ci parla Gesù in questo Vangelo sono un’icona, il simbolo della vigilanza attiva. Questo aspetto della vigilanza è raccomandato da Gesù in varie parti del Vangelo, in parabole, in discorsi. Di fatti ha detto: “Non sapete né il giorno né l’ora perciò state attenti, vigilate….”(Matt. 25,13). “Ecco, sto alla porta e busso, chi mi ascolta e mi apre….” ( Apoc. 3,20).Vedete questa è una raccomandazione insistente di Gesù sulla vigilanza attiva, sullo stare attenti ai segni che ci circondano.Uno dei segni molto incisivi nei quali noi siamo sommersi oggi è quello che è chiamato accelerazione della storia. Anni e secoli addietro vigeva un concetto statico della storia, “niente di nuovo sotto il sole”, “tutto si ripete”, ma nell’ultimo mezzo secolo c’è stato un grande balzo in avanti. Pensiamo a quando è stata scoperta l’elettricità e siamo passati alla luce elettrica, poi all’elettronica, all’informatica, poi ancora la scoperta del Dna, l’ingegneria genetica, l’esplorazione dello spazio, il dominio dell’atomo, all’uomo sulla luna. Pensiamo ai sistemi politici che sono stati capovolti e tante altre cose. Ecco, fratelli e sorelle, questo ci ha messo di fronte a una situazione precipitosa. L’uomo moderno preferisce il salto di qualità a scatti, piuttosto che un adattamento graduale, evolutivo, ordinato. Generalmente questi cambi li chiama rivoluzione: rivoluzione industriale, culturale, politica. Perciò l’uomo moderno è un uomo impaziente, vorrebbe tutto subito e facilmente, vuole un rapido e continuo cambiamento. Pensiamo un momento alle generazioni degli aggeggi elettronici come i telefonini che si superano l’un l’altro in poco tempo. Questo ha creato nell’umanità un senso di provvisorietà, di superamento continuo delle cose e perciò di grande incertezza; tutto scatta in avanti rapidamente. Anche noi cristiani viviamo in questo clima e perciò dobbiamo vedere quale deve essere la nostra condotta. Anche noi siamo impegnati nella costruzione della città umana, però sappiamo bene che questa città umana è contingente di per sè stessa e passerà; nuove fasi faranno avanzare la storia in avanti. Ma noi cristiani sappiamo anche che questa provvisorietà cesserà nel momento in cui il Cristo ritornerà nella storia, riceverà dalle mani dell’uomo la costruzione che sarà stata fatta e che si chiama il regno di Cristo. Cristo la presenterà al Padre e il Padre darà a questo lavoro una situazione definitiva e sarà il regno di Dio per sempre.Allora fratelli e sorelle, qual è l’elemento cristiano, la modalità cristiana corretta per vivere in questo torrente precipitoso della storia? Anzitutto non possiamo conservare e mantenere forme desuete, che forse sono servite in passato, ma che oggi non rispondono più ai bisogni dell’umanità. E la Chiesa è stata chiamata proprio per servire l’umanità. Noi siamo proprio i continuatori dell’azione di Gesù, il Messia, che ha detto ai suoi apostoli, ai successori e a tutti i cristiani: “Come il Padre ha mandato me così anch’io mando voi e tutto ciò che ho udito dal Padre, che è ciò che vi ho detto, comunicatelo al mondo”(cfr. Matt.28, 19-20).Quando l’angelo liberò Giovanni e Pietro dal carcere dove li avevano rinchiusi i sommi sacerdoti, disse loro: “Andate e predicate nel tempio la nuova vita” ( Atti 5,20 ).Ebbene, noi siamo questa nuova vita.I cristiani sono, nell’umanità, questa nuova vita.Dobbiamo portare a questa umanità assetata di verità e di felicità la nuova vita che significa comunicare a tutti le stesse verità e felicità che Cristo ha comunicato a noi. Però dobbiamo stare attenti, con occhio vigile e presentare questa nuova vita, queste antiche verità in forma nuova, con intelligenza pedagogica e come diceva Madre Teresa di Calcutta con “garbo rispettoso” a uomini e donne che, pressati dall’accelerazione della storia, hanno nuove sensibilità sulle quali metodi utili in altri tempi oggi non incidono proprio più.Vigilare, stare attenti ai segni, vedere, guardare, osservare per sapere che cosa fare, per servire gli uomini e donne del nostro tempo, come si conviene.Ecco il bisogno di essere lampade accese che illuminano la storia.Lo dice la frase del Cristo: “Così brilli la vostra luce davanti agli uomini affinchè la vedano e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli”(Matt. 5,16) e ciò significa alimentare quella luce continuamente. La luce della nostra condotta cristiana nel mondo si alimenta con l’olio dell’amore di Dio che è lo Spirito Santo che il Signore Gesù ci da in continuazione con i sacramenti, soprattutto in quello dell’Eucaristia, nella quale lui ci comunica il suo corpo risorto. Mantenere le lampade accese significa, come dice la saggezza umana, che è meglio accendere un fiammifero piuttosto che maledire l’oscurità; significa pure provocare imitazione. Quando, anni fa, nello stadio di baseball di Los Angeles si produsse un “black out” e tutti gli spettatori ammutolirono, uno di loro estrasse rapidamente il suo accendino e accese una piccolissima luce in quell’enorme stadio, ma altri lo imitarono e così poco a poco un tenue bagliore si estese nello stadio ed evitò probabili incidenti. Fratelli e sorelle, manteniamo accesa la nostra lampada anche se è l’unica nell’ambiente dove lavoro, se sono l’unico cristiano nella fabbrica, nell’ufficio, nel negozio, nella campagna dove aro la terra, nella scuola dove insegno e faccio cultura nella casa dove vivo, nella famiglia nella quale sto, nel laboratorio dove sto scoprendo cose nuove. Lì, fratelli e sorelle, anche se sono l’unico cristiano, sarò pure una piccola fiammella,  ma chissà quale splendore potrà provocare nel progetto di Dio.Non tocca a me giudicare l’efficacia della mia piccola luce, sarà Dio che, nella sua grande potenza,  saprà far imitare questa piccola luce, saprà moltiplicare le luci.Quando verrà lo sposo per invitarmi ad entrare alla festa del banchetto eterno nella casa del Padre suo, nel giorno in cui si concluderà la mia esperienza terrena, nel giorno della mia morte, che Lui mi trovi con la lampada accesa e così potrò vedere la luce di Dio in eterno!Ve lo auguro fratelli, a voi e a me.Così sia. 

Ultimo aggiornamento ( sabato 05 novembre 2011 )
 
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