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24 Domenica 5^ di Quaresima (Cristo Ŕ la vita) rif. al 10/04/11 PDF Stampa E-mail

                                 Quinta Domenica di Quaresima

 Dal vangelo secondo Giovanni     (Gv 11, 1-45)

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno.  Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.   Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.                                           

                                           Cristo è la vita

  Abbiamo detto nelle domeniche passate che la Quaresima era un periodo di preparazione speciale per i catecumeni, ossia per coloro che sarebbero diventati cristiani la notte di Pasqua, con il battesimo. E, per questo grande avvenimento che allora sarebbe successo, ci doveva essere una preparazione adeguata. Perciò la Chiesa aveva stabilito gli scrutini, aveva stabilito anche le letture della Sacra Scrittura per poter far capire ai catecumeni che sarebbero diventati cristiani quell’anno, le loro grandi novità. Le novità assolute della loro vita, e allora ecco che ci aveva parlato del deserto della vita dove si lotta, le tentazioni di Cristo, la strada senza segnaletica nella quale camminiamo fiduciosi solamente in ciò che Dio ci ha dato. Ecco la chiamata di Abramo a lasciare la sua terra, poi l’acqua viva della roccia che sgorgava nel deserto, ecco l’acqua di Cristo che ci disseta, la luce che ci indica il cammino da seguire. Oggi in questa quinta domenica di Quaresima, la catechesi liturgica presentava ai catecumeni, ossia ai futuri nuovi cristiani che sarebbero stati battezzati nella notte di Pasqua come abbiamo detto,  quale era la vera vita, come se questa vita che noi viviamo adesso non fosse una vera vita. Questa certo e’ una vita, ma in una forma abbastanza riduttiva, perchè una vita che va verso la morte non si può chiamare vita in assoluto. Ed ecco che c’e’ bisogno proprio che da questa vita noi si risorga verso una vita nuova. E allora le letture di questa Messa si riferiscono prima di tutto a cose simili … vediamo: l’icona del profeta Ezechiele. Ezechiele vede un campo di ossa che si animano, si combinano, si incastrano, si ricoprono di muscoli, di carne, di legamenti, di vene, si ricompongono insieme formando un’unica struttura, si ricoprono di pelle, acquisiscono forma umana. Ecco, questa è la profezia con la quale Ezechiele apriva il cuore alla speranza ai deportati ebrei in Babilonia, affinché pensassero al Signore e avessero fede nel Signore che avrebbe ridato loro la struttura della loro nazione. Ma in realtà questa non e’ una resurrezione, ma una ristrutturazione di Israele dopo l’esilio sofferto in Babilonia. Nel Vangelo, Cristo rida’ la vita all’amico Lazzaro, ma questa non e’ in realtà una vera risurrezione, e’ un ritorno alla stessa vita che Lazzaro già viveva prima, e difatti questa vita di Lazzaro tenderà di nuovo a morire e Lazzaro morirà per così dire una seconda volta.Nella seconda lettura, Paolo nella lettera ai Romani al capitolo 6 versetto 11 dice: “Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo dello Spirito”(Rom. 6,11). Dal vivere in corpi mortali al vivere per sempre dove la morte e’ sconfitta definitivamente e non esiste più, c’è una differenza sostanziale di modo che la futura e vera vita non tende più alla morte. Per lei la morte non ha più senso, sarà vita sempre definitiva ed eterna, e allora passare da questa vita, che va verso la morte, a quell’altra vita che verso la morte non ci va si chiama tecnicamente Risurrezione. Siamo stati rialzati per non più ricadere. Orbene, vediamo in quest’altro punto la risurrezione di Cristo e la nostra. Che differenza c’è tra le due? Per esempio, vediamo Cristo. Cristo uomo è morto sulla croce, sul calvario dopo una terribile passione ed e’ stato sepolto ed e’ risorto. La sua risurrezione, l’entrare con il suo corpo, la sua anima, ossia con tutta la sua umanità in questa nuova vita dove questa umanità non morirà più,e’ una vera risurrezione. Ma per Lui quella vera risurrezione è stata definitiva, totale e istantanea e per sempre in quel momento, e’ già venuta in forma assolutamente completa. Per noi invece si da’ in due fasi la risurrezione. Nel battesimo, e qui avviene il fatto misterioso, si muore veramente alla struttura di peccato nella quale siamo nati alla vita naturale e risorgiamo, rinasciamo a una nuova e vera vita definitiva, nella quale ci viene comunicata la vita del Padre del Figlio dello Spirito Santo, quello che si chiama la Grazia, quel dono immenso per cui Dio ci fa’ figli suoi, per cui partecipiamo alla sua stessa forma di vivere. E’ la vita che non conosce limiti. Però noi siamo ancora in un periodo di prova per vedere se in piena libertà noi accettiamo questo regalo di Dio, questa Grazia, e se la accettiamo definitivamente. Allora in che cosa consiste la nostra risurrezione? Consiste in due fasi: in questa prima fase siamo rinati ad una vita nuova, ma nella quale vediamo Dio presente in tutta la storia e l’esistenza nelle cose. Vediamo le cose come le vede Dio: questa si chiama fede e la riceviamo come regalo nel battesimo.  Poi, siamo chiamati a impegnarci nella costruzione di un mondo migliore, con la sicurezza della vittoria finale che Cristo otterrà. Questa e’ la speranza, la sicurezza di una vittoria definitiva di Cristo, costruendo il tutto solo sull’amore: questa e’ la carità. Sono queste le tre famose fondamentali virtù che Dio ci dà, chiamate virtù teologali:  Fede, Speranza e Carità, che ci fanno vedere le cose, impegnarci nella costruzione del mondo, nella forma come vuole Dio, con Fede, con Speranza e Amore. E’ questa una vita diversa da quella di chi non e’ battezzato. Io battezzato vivendo veramente da cristiano devo vedere nelle cose la presenza di Dio, in tutto ciò che succede e avviene. Devo impegnarmi nella costruzione di un mondo migliore con Fede nella vittoria finale di Cristo, che chiamiamo Speranza. E poi con una metodologia unica: la costruzione della Carità, dell’Amore. Poi al ritorno del Cristo, alla fine dei tempi, quando finirà la storia, allora essendo già morti, i nostri corpi risorgeranno e allora la risurrezione sarà definitiva. La prima potremmo proprio chiamarla una rigenerazione spirituale in vista della risurrezione totale, spirituale e corporale in forma definitiva, in cui anima e corpo si riuniranno e non tenderanno più verso la morte ma vivranno definitivamente nel regno di Dio. Fratelli e sorelle, qui dovremmo fare, credo, un po’ di pulizia di alcuni concetti. Gli Ebrei, già alcuni secoli prima di Cristo, avevano un concetto del Seno di Abramo per le persone che erano giuste, che avevano agito secondo il volere di Dio; poi pensarono pure allo Sheol che era il luogo in cui si raccoglievano tutti i defunti. I Greci credevano in una immortalità, però spirituale, non della carne, della materia, tanto che pensavano che il corpo fosse un carcere che obbligava, che costringeva gli uomini a vivere in forma riduttiva, ecco perchè si sono avvelenati alcuni filosofi per poter liberare l’anima e lo spirito dal corpo e poter vivere. Gli Indù parlano della reincarnazione, ecc. Ma nessuno di noi ha bisogno di queste cose, non abbiamo nulla da spartire con questo. Cristo e’ risorto nella sua umanità carnale e così pure sarà per noi. Questa e’ la verità che soddisfa pienamente il nostro desiderio di felicità totale e senza fine. Questo e’ il Vangelo, ossia la bellissima notizia che il Cristo ci ha portato, che ha realizzato e alla quale ci invita e ci fa partecipi nel battesimo. E se noi accettiamo questo battesimo e viviamo in conformità a questa offerta anche noi risorgeremo con il Cristo. Colui che ha risuscitato Cristo per la vita eterna risusciterà anche i vostri corpi mortali per questa stessa vita definitiva. Così sia. 

Ultimo aggiornamento ( mercoledý 06 aprile 2011 )
 
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