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47 Domenica 25^ Tempo Ordinario (La ricchezza) rif. al 19/09/10 PDF Stampa E-mail

                        Venticinquesima Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16, 10-13)


In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

                     La ricchezza, strumento di fratellanza 

 La riflessione di questa domenica comincia con un nodo da sciogliere per poter rendere più evidente il tema sul quale dobbiamo riflettere. Il nodo ce lo presenta lo stesso Signore Gesù nel Vangelo quando dice :” Il padrone lodò quell’amministratore disonesto perché aveva agito con scaltrezza” (Luc. 16,18).Come commentario personale Gesù aggiunge :”I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari, sono più scaltri dei figli della Luce” (Luc. 16,8b).Qui c’è proprio bisogno di un chiarimento!A prima vista restiamo sorpresi e ci domandiamo : “Ma come, il Signore loda un disonesto che con una truffa vuole coprire il malaffare di una pessima amministrazione?”Questa è l’impressione di primo acchito!Ma sviscerando più in profondità il testo di Gesù,  si intravede qualcos’altro. Gesù, nel racconto da Lui inventato con mire pedagogiche di insegnamento, non si interessa del ricco padrone, dei debiti contratti dall’amministratore e nemmeno dell’azione truffaldina di ridurre i debiti a coloro che dovevano delle derrate (olio, vino, grano ecc.) . Gesù non loda queste cose ! Lui ha di mira il nocciolo duro del racconto, che si potrebbe condensare in questa frase detta da Lui stesso :”I figli di questo mondo, verso i loro pari, sono più scaltri dei figli della Luce” (Luc. 16,8b).Gesù loda non la persona dell’amministratore, ma la scaltrezza che lui ha usato per risolvere un problema. Questo equivale a dire : nella gestione della ricchezza, coloro che accettano verso i loro simili i princìpi del “profitto ad ogni costo”, sono scaltri, furbi, avveduri, attenti, fedeli alle metodologie del loro sistema e le mettono in pratica con intelligenza e fedeltà, con “scaltrezza”.Gesù dice :”Io lodo l’intelligente e scaltra gestione delle ricchezze” , niente di più !Indirettamente poi, nel dire che i figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della Luce nell’uso delle ricchezze, ci sprona ed esorta anche noi a fare altrettanto, noi che, come dice Paolo, siamo passati dal regno delle tenebre del peccato al regno della Luce :” Un tempo vivevate nelle tenebre, ora invece , uniti al Signore, voi vivete nella Luce; comportatevi dunque da figli della Luce” (Efes.5,8).E’ questo che dobbiamo fare!In questo “nuovo mondo luminoso” , i princìpi nella gestione delle ricchezze e dell’economia, sono molto diversi da quelli che il mondo usa nella gestione di quegli stessi beni.Il Signore non ci esorta ad imitare i metodi ed i princìpi  truffaldini ed illegali , ma di imitarne la precisione con la quale queste persone applicano i loro metodi, utilizzando però i nostri principi cristiani.Ecco allora che ci si pone la domanda : quali sono i princìpi cristiani in questo settore,  per la gestione dei beni e delle ricchezze?Vediamo cosa ci dice la rivelazione di Dio . Gesù,  parola di Dio, con questa parabola odierna e con quella dei “talenti” (Cfr. Luc. 19, 11-27 ; Matt. 25, 14-30), mise in luce il fatto che noi siamo solo “amministratori” dei beni che ci vengono consegnati , per gestirli. E di questa gestione amministrativa, dovremo renderne conto al Signore che è padrone di tutto ciò che esiste. San Paolo , apostrofa il cristiano, che fa bella mostra di ciò che è e di ciò che ha, dicendogli: “Se hai qualcosa , non è forse Dio che te l’ha data?” (Cfr. 1 Cor.4,7b).Lo Spirito Santo, poi, che opera continuamente come anima della comunità ecclesiale, ha fatto sviluppare in certi cristiani una sensibilità speciale circa questa materia. San Basilio, per esempio, padre e regolatore del monachesimo orientale, ha scritto in termini molto forti : “Non sei forse tu un ladro? Tu che delle ricchezze ne hai ricevuto la gestione ed agisci come se fossero tua proprietà?All’affamato appartiene il pane che tu conservi, all’ uomo nudo il mantello che tu tieni nel baule, a chi va scalzo appartengono le scarpe che marciscono a casa tua, al bisognoso appartiene il denaro che tu tieni nascosto! Così tu commetti tante ingiustizie quante sono le persone a cui tu potevi donare”. E Sant’Ambrogio , il grande vescovo di Milano, sulla stessa falsa riga continua: ”E’ giusto che, se rivendichi qualche cosa come privata di ciò che è stato dato in comune a tutto il genere umano e persino agli animali, è giusto che, almeno, tu ne distribuisca qualche cosa ai poveri : sono partecipi del tuo diritto,  non negare loro gli alimenti!”      Ecco la funzione sociale della proprietà privata !E San Tommaso d’Aquino scrisse che i doni , i carismi , le ricchezze , ci sono stati dati per il bene della comunità, perciò di tutti. Ecco allora i fondamenti della nostra prassi ; su questi pilastri dobbiamo poggiare le nostre azioni quotidiane, nel campo della gestione di quel tanto o poco di beni che il Signore ci ha concesso. Nel momento in cui metto le mani su qualsiasi tipo di beni, sia economici che intellettuali, spirituali ecc….., debbo considerarmi sempre un semplice amministratore e come tale gestire il tutto al meglio delle mie possibilità. Certo che ho, come tutti, il diritto di usare questi beni per le mie necessità, ma debbo sempre ricordare ciò che dice Paolo : “ Usatene come se non ne usaste” (Cfr. 1 Cor. 7,29-31), nel senso di vivere questa vita, in tutte le sue manifestazioni, senza assolutizzarne nessuna. Tutto questo si colloca sulla piattaforma teologica più grande dataci dalla rivelazione che ci dice : “Noi siamo un solo corpo, riuniti da un solo spirito,come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati . Un solo Padre di tutti agisce per mezzo di tutti . Però a ciascuno di noi è stata data la Grazia secondo la misura del dono di Cristo. ”( Cfr. Efes. 4. 1-7, 11-13). Ecco la differenza nel possesso dei beni, per gestirli in vista del bene di tutti, al fine di costruire il Corpo di Cristo.In conclusione, fratelli e sorelle, ecco che attraverso le ricchezze ben gestite dal punto di vista di Cristo costruiremo fraternità, comunità, Corpo Mistico di Cristo.Negli ultimi secoli della storia dell’umanità, vi sono state delle rivoluzioni , anche nate da buone intenzioni da parte di molti, per realizzare un benessere più comune a tutti. In una certa nazione sudamericana, negli anni della contestazione, cantavano : ”Quando sarà che la frittata si capovolga , che i ricchi vadano sotto e i poveri vadano sopra ?”. Questo auspicava un cambiamento di strati , capovolgendo la situazione ma lasciando il problema uguale a prima.La costruzione della “civiltà dell’amore” ha proprio in questo, nel bene comune realizzato, la sua migliore espressione. Tocca a noi cristiani, con intelligenza organizzativa, portare avanti, poco a poco,  la costruzione della “civiltà dell’amore”. Così sia.            

Ultimo aggiornamento ( domenica 19 settembre 2010 )
 
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