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44 Domenica 22^ Tempo Ordinario (L'ultimo posto) rif. al 29/08/10 PDF Stampa E-mail

                      Ventiduesima Domenica del Tempo Ordinario 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,1.7-14)

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
                                  

                                L’ultimo posto 

La nostra riflessione di questa domenica, seguirà il seguente ordine di pensieri. Partendo dalla frase nucleare che Gesù pronuncia nel Vangelo, passeremo alla riflessione fatta da Ioshua Ben Sirach che visse circa due secoli prima di Cristo, per arrivare, con la considerazione che lo sconosciuto autore della lettera agli Ebrei fa per noi cristiani, ad una visione globale del tema di oggi. Concluderemo con alcuni suggerimenti che l’apostolo San Paolo ci da per la vita pratica.Oggi troviamo Gesù nel “salotto buono” dell’ “intellighentia” ebraica. Periodicamente, i maestri della Legge, (i rabbini, gli scribi , il fior fiore degli uomini colti della società politico-religiosa di Gerusalemme) si riunivano attorno ad un tavolo dove, durante un banchetto, discutevano su temi religiosi e di fatti storici inerenti la loro nazionalità ebraica.In quella determinata occasione, avevano invitato anche la novità del momento : il giovane trentenne rabbì, Gesù di Nazareth, che scendendo dalla Galilea era venuto in Giudea a proclamare la sua dottrina. Molto probabilmente lo avevano invitato per sottoporlo ad una specie di “esame di maturità”, per capire quanto lui sosteneva, e poterlo anche ammettere nell’ “entourage” del  proprio gruppo. Gesù non si fece aspettare molto per esporre il proprio pensiero a quelle brave persone che si sforzavano per mettersi in mostra, ed intervenne dicendo: ”Quando sei invitato a pranzo, va a metterti all’ultimo posto”, e continuò con tutte quelle considerazioni che abbiamo letto nel Vangelo. Vorrei partire proprio da questa frase : ”Quando sei invitato a pranzo, va a metterti all’ultimo posto” per la sua incisività , e portare così avanti un approfondimento sulla falsariga delle letture che ci sono proposte oggi.Il punto secondo sarà il valore umano della “moderazione”.Circa due secoli prima che Gesù dicesse quelle parole appena citate, a Gerusalemme, un saggio di nome Ioshua (che noi traduciamo Gesù), figlio di un tale Sirach, scrisse una raccolta di detti, aforismi, proposizioni , massime che, partendo dal suo cuore di anziano ebreo credente, volevano opporsi alla  invadente cultura greca che pretendeva di ellenizzare il mondo ebraico, cancellandone l’identità. Il nipote di questo anziano ebreo, essendo andato in Egitto, sentì il bisogno di tradurre in greco, lingua comune del Mediterraneo di allora, questa raccolta di massime. Lo fece per gli Ebrei della diaspora, che erano ancor più esposti al pericolo della perdita della loro identità religiosa e di popolo. Così arrivò fino a noi questo libro detto “Il Siracide”.A proposito di quanto Gesù ha detto nel “salotto buono”, la liturgia di oggi sceglie, da questo libro, un brano la cui frase che a noi interessa di più dice: “Figlio, in ogni tua attività, sii modesto. Quanto più sei grande, più umiliati,  così troverai grazia davanti al Signore perché  dagli umili il Signore è glorificato”(Sir. 3. 17,19). E questo, anche per chi non è credente. Il fare sfoggio delle proprie qualità, la mancanza di moderazione, di modestia, di umiltà, allontana gli uomini da chi fa sfoggio di tale superiorità, d’altra parte falsa. Il prepotente, l’orgoglioso, è sempre evitato da tutti. Ma, se queste riflessioni sono valide per qualsiasi uomo, credente o no, lo sono tanto più per il cristiano che è stato catapultato in tutt’altra dimensione misterica. La lettera agli Ebrei è chiara, dicendo che  la realtà nella quale il battesimo ci ha sommersi, è cosa radicalmente differente dall’esperienza che hanno avuto gli Ebrei  con Dio sul monte Sinai. Esperienze terribili, spaventose, tanto che lo stesso Mosè disse :”Ho paura e tremo”(Ebr. 12,21). Il brano della seconda lettura, che a noi interessa dice: “Voi vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste, a miriadi  di angeli, al mediatore della Nuova Alleanza (che poi è Gesù Cristo)” (Ebr. 12. 19,20). Le immagini che l’autore della lettera agli Ebrei usa, vogliono indicare sostanzialmente che la realtà del cristiano è una realtà radicalmente differente dalla semplice realtà umana, vissuta dagli Ebrei, anche nell’aspetto religioso. Lo dicono con chiarezza i contrasti usati nelle figure contrapposte : monte Sinai/monte Sion , tenebra/miriadi di angeli luminosi, tempesta/assemblea gioiosa dei santi. Questo ci dice che il cristiano vive in un mondo di paradossi. Che cosa è un paradosso? Paradosso è una parola che deriva dal greco :”para” e “doxa”; “para” significa “accanto” , “vicino”, ma non “dentro”, mentre “doxa” significa “opinione”. Perciò il cristiano che segue il Cristo, è accanto ma non è dentro la maniera di pensare del mondo, che ha le proprie opinioni. Il cristiano segue il pensiero di Cristo che dice: ”Non sono venuto per essere servito ma per servire” (Mc.10,45). ”Se uno vuole essere grande, si faccia il servo di tutti. Se uno vuole essere il primo, si faccia il servo di tutti” (Mc.10,43). “Se uno vuole essere il primo, deve essere l’ultimo di tutti” (Mc. 9,25). “Chi pensa soltanto a salvare la propria vita, la perderà. Chi invece è pronto a sacrificare la propria vita per me e per il Vangelo, la salverà” (Mc. 8,35).  E questo è in contrasto totale con l’opinione del mondo, ma questo è il segreto della metodologia di Cristo che , con la sua morte, ha dato origine alla “Vita” piena e definitiva.Entrati in questa “Nuova Vita”, per mezzo del battesimo, diventati seguaci di Cristo, non possiamo tornare alle forme anteriori di vita. Ecco il contrasto con il mondo, ecco il nostro paradosso continuo : il paradosso dei cristiani nella corrente realtà mondana.Come conclusione vogliamo ricordare che Gesù, per i suoi discepoli, nella preghiera di commiato, chiede al Padre : ”Padre ! Non ti prego di toglierli dal mondo, ma di proteggerli dal maligno.” (Gv. 17,15) . “Perché il mondo è voler soddisfare il proprio egoismo, accendersi di passione per tutto quello che si vede, essere superbi di quel che si possiede” (1 Gv. 2, 16). In assoluto e netto contrasto con questo mondo nel quale siamo immersi e che ci sollecita in continuazione, San Paolo ci esorta dicendoci: “Non inseguite desideri di grandezza, volgetevi piuttosto verso le cose umili . Non stimatevi sapienti da voi stessi” (Rom. 12,16b). “Non fate nulla per invidia o per vanto, anzi , con grande umiltà, stimate gli altri migliori di voi.” (Filip. 2,2).Ecco fratelli e sorelle, il paradosso della vita del cristiano !Dove la sconfitta diventa vittoria, la debolezza è forza , il non avere è ricchezza, l’ultimo è il primo, ma tutto ciò nel mistero luminoso della “Luce di Dio”.Luce misteriosa nella quale devo vivere se voglio essere veramente cristiano. Così sia.       

Ultimo aggiornamento ( domenica 29 agosto 2010 )
 
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