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43 Domenica 21^ Tempo Ordinario (La salvezza) rif. al 22/08/10 PDF Stampa E-mail

                   Ventunesima Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,22-30)

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

                                    La salvezza 

Sono pochi quelli che si salvano?” (Luc. 13,23) .

A questa domanda fatta da uno sconosciuto, il Vangelo lo definisce “un tale”, la pedagogia liturgica di questa domenica ci offre un tema di riflessione che è l’unico essenziale problema della nostra esistenza. E’ il tema della nostra personale salvezza.Questo è il problema dei problemi che deve essere assolutamente risolto. Risolto questo problema, tutti gli altri decadono e non hanno più nessuna importanza.Cos’è la salvezza?Partiamo dal concetto comune che tutti noi abbiamo di salvezza. Noi riduciamo il concetto di salvezza a quello di liberazione da un pericolo e dalle sue conseguenze :il bagnino mi ha salvato la vita impedendo che mi affogassi, il vigile del fuoco ha salvato il bambino dal fuoco , il medico mi ha salvato la vita con la sua professionalità ecc. Questo è sicuramente un aspetto della salvezza , ma è solamente un aspetto negativo. La salvezza della quale ci parla la rivelazione da parte di Dio ha anche questo aspetto ma, soprattutto, un misterioso aspetto positivo. La salvezza portataci dal Cristo-risorto ha certamente in se la liberazione da ogni tipo di male ma anche l’apertura ad ogni tipo di bene, di gioia, di soddisfazione, di felicità piena,  totale e definitiva. Questo si riassume con l’espressione molto usata nel Vangelo di “Vita Eterna”, che non vuol dire una vita molto lunga. “Vita Eterna” significa una vita totale,  simultaneamente vissuta in tutta la sua pienezza , definitiva, senza variazioni ne mutamenti di tempo o di intensità: di una assoluta felicità. Per questo che Dio ha assunto l’umanità ; per questo il Figlio del Padre si è fatto uomo e lo dice Lui stesso nel Vangelo (Giov. 12,50a) :”Io so che l’incarico che ho ricevuto porta la Vita Eterna”. Qui sorge immediatamente una domanda : come mai , se Gesù è venuto a portarci la Vita Eterna,  la Salvezza , siamo ancora così immersi nel dolore , oberati di problemi , di difficoltà?Questa è una domanda molto semplice, realistica ; ma anche qui abbiamo la risposta dalla Verità rivelata, attraverso ciò che scrisse San Paolo ai Romani : ” Perché è vero che siano salvati, ma lo siamo soltanto nella speranza” ed ancora “e se ciò che si spera già si vede, non c’è più la speranza”. “Evidentemente nessuno spera in ciò che già vede”(Rom.8,24b).”Se invece speriamo in ciò che non vediamo ancora, l’apettiamo con pazienza”(Rom.8,24a.25).Fratelli e sorelle, dopo aver spiegato che non basta una appartenenza sociologica ad un determinato gruppo per avere assicurata la salvezza (difatti Gesù disse al signore della parabola:” Io non vi conosco!” , ribadendo che non basta una appartenenza sociologica per avere assicurata la salvezza ), Gesù apre alla possibilità che tutti possono arrivare alla salvezza e dice :” Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno alla mensa del Regno di Dio”(Luc.13,29). Con questo ribadiva il concetto dalla salvezza universale offerta a tutti coloro che la vogliono e che Isaia ci ha presentato nella prima lettura di oggi : “Verrò a radunare i popoli e tutte le lingue. Essi verranno alla mia gloria e i messaggeri mandati da Dio ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutti i popoli come offerta al Signore “(Is. 66,20).Questi che sono stati enunciati come principi, e come tali ci appaiono, hanno una precisa ripercussione sulla prassi quotidiana nella nostra vita. Il principio che dice : ”Che tutti gli uomini sono amati da Dio e che li vuole salvi” (Cfr. 1 Tim. 2,4) , mi obbliga a vedere in ciascun uomo un candidato ad essere membro della “Famiglia di Dio”, perciò figlio che si siede alla mensa del Padre. Di qui deriva la sacralità di ogni uomo, di ogni donna , perché chiamati a partecipare tutti al banchetto eterno. In ogni uomo ed in ogni donna devo rispettare il progetto di Dio e devo aiutare ognuno, con la mia preghiera e con l’azione concreta, a realizzare in se questo progetto divino. L’icona, poi, della “porta stretta” mi deve togliere dalla testa la frase comune ”Tanto Dio è così buono che comunque mi salverà, anche se io non collaboro”. Questo è un insulto a Dio , fratelli e sorelle, che per bocca di Gesù ha detto : “Sforzatevi di entrare per la porta stetta” (Luc. 13,24). Da questo si comprende quanto Gesù , nello stesso discorso , dice :”Vi dico che non so di dove siete”(Luc.13,27) . Ecco, non basta aver ascoltato quanto il Cristo ci ha insegnato, non basta nemmeno essere stato con Lui in attività religiose, non basta un cristianesimo sociologico, buonista . Non abbiamo ricevuto una polizza assicurativa nel battesimo, non abbiamo assicurata la salvezza. Siamo stati messi ,gratuitamente, sulla strada della salvezza , ma per questa dobbiamo camminare noi;  perciò il Signore dice: “Sforzatevi di entrare per la porta stetta” (Luc. 13,24). Tornando all’icona della “porta stretta”, è bene non lasciarci trasportare dall’immaginazione credendo che l’entrata al Regno dei Cieli è come l’entrata ad uno stadio e,dopo aver pagato il biglietto, ci si spinge per affrettarci ad occupare il posto migliore. No! Qui la “porta” è una porta personale , fatta su misura per ognuno di noi. Le misure di questa porta sono state date da Dio stesso in forma giusta, corretta, precisa e possibile per ognuno di noi e la parola “sforzatevi” vuole dire che devo azionare la mia volontà per adattarmi alle misure di quella porta che Dio ha fissato per me.In questo facilmente ci sbagliamo, immaginandoci cose, fatti, situazioni che non ci corrispondono nel piano, nel progetto di Dio su ognuno di noi.Ecco che allora Dio interviene, come ci dice la lettera agli Ebrei nella seconda lettura di oggi, ”Dio vi tratta come figli. E qual’ è il figlio che non è corretto dal Padre? E’ per la vostra correzione che voi soffrite. (Ebr.12,7a). E’ come dire che il nostro dolore, le disavventure, le tribolazioni sono lo strumento con il quale Dio, buon Padre: “Che non permetterà che siate tentati al di là della vostra capacità di resistenza”(1 Cor. 10,13b)  e che “Fa tendere ogni cosa verso il bene di chi lo ama”(Rom.8,28a) , ci cesella , ci ridimensiona, smussa certi nostri spigoli che non ci permettono di passare attraverso la nostra personale porta destinataci da Dio.Concludo, lasciando due pensieri pratici per la vita di ognuno.Il primo è di Sant’Agostino e si riferisce alla frase di Gesù : “Sforzatevi di entrare per la porta stetta”. Sant’Agostino dice :”Dio che ti ha creato senza il tuo concorso, non ti salverà senza la tua collaborazione”. Ecco il perchè dell’esortazione di Gesù di sforzarci per superare le difficoltà che incontreremo!La seconda frase  è stata pronunciata e scritta dalla prima santa latino-americana Isabel Flores de Oliva, più conosciuta col soprannome di Rosa da Lima . Questa mistica terziaria domenicana ha scritto, dopo una sua visione, queste parole: “Il Salvatore levò la voce e disse : Tutti sappiano che la Grazia segue la tribolazione. Tutti intendano che senza il peso delle afflizioni non si giunge al vertice della Grazia.Tutti intendano che quanto cresce l’intensità del dolore, tanto aumenta la misura dei carismi. Nessuno erri , né si inganni. Questa è la vera scala del paradiso e al di fuori della Croce non c’è altra via per salire al Cielo”. Così sia.

 
Ultimo aggiornamento ( venerd́ 20 agosto 2010 )
 
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