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24 Domenica 2^ di Pasqua (La Riunione) rif. all'11/04/10 PDF Stampa E-mail
                                        Seconda Domenica di Pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

                                                  La Riunione 

 Nella sera del  giorno prima della sua morte, Gesù durante la cena pasquale ebraica,  riunitosi insieme con i suoi apostoli , aveva consacrato il pane ed il vino istituendo così il sacramento dell’Eucarestia. Dicendo poi ai suoi apostoli :”Fate questo in memoria di me” , aveva trasformato questi stessi in suoi sacerdoti, istituendo così il sacramento del sacerdozio cristiano e destinandoli a questo ruolo e servizio. Questo, oramai , è pacificamente accolto da tutti noi , per l’evidenza dei fatti . Ma più profondamente potremo riflettere sulle parole : “Fate questo” e specialmente la parola: “questo”. La parola :”questo”, certamente si riferisce alle azioni fatte da Gesù quella sera e primariamente alla consacrazione del pane e del vino e poi all’ordine dato ai suoi apostoli di ripetere quelle azioni  fatte da Lui . Ma tutto questo lo fa il Cristo in un quadro di riferimento comunitario. Lui stesso, all’inizio dice :”Ho desiderato ardentemente di celebrare questa Pasqua con voi”. La parola “questo” poteva significare anche il momento comunitario di riunione. La consacrazione del pane e del vino, cambiandolo nel suo corpo e sangue , l’ordine dato ai suoi apostoli di fare ciò che Egli aveva fatto, trasformandoli così in sacerdoti , erano evidentemente “atti sacri” , di trasformazione di cose profane(cose che sono fuori dal tempio) a cose sacre (messe al servizio di Dio nel tempio). Queste azioni sacre sono chiamate tecnicamente anche con una parola greca arrivata fino a noi: “leiton ergon” ossia “opera sacra”, che è passata a noi con la parola “liturgia”. Per estensione , diventa anche sacro lo spazio ed il tempo nei quali queste azioni sacre si svolgono.Ecco allora che possiamo parlare di “riunioni liturgiche” sacre .  Da sempre gli uomini si sono riuniti, hanno fatto delle assemblee a cominciare da quelle di famiglia a quelle di gruppi di ogni specie : sportivi, sociali, politici ; consigli di amministrazione , di guerra , di fabbrica , di condominio , di club ecc… ed anche noi facciamo queste riunioni . Ma gli “Atti degli apostoli” ci presentano delle riunioni non tutte uguali . Alcune erano delle riunioni di amicizia e fraternità, come quando ci dicono che essi si riunivano nel portico del tempio di Gerusalemme per pregare e si mantenevano uniti in disparte e nessuno osava avvicinarsi a loro. Oppure quando si riunivano, a porte chiuse, in casa di alcuni di loro per paura dei capi ebrei . Oppure quando il Vangelo ci dice che Pietro , tornato in Galilea dopo la risurrezione di Cristo,  disse ai suoi compagni : “Vado a pescare” ed essi risposero:”Veniamo anche noi”. Queste erano riunioni di lavoro, di fraternità, di amicizia. Ma altre riunioni erano espressamente di tipo liturgico, come quando gli stessi “Atti degli apostoli“ ci notificano che i cristiani si riunivano attorno ai loro apostoli per ascoltare gli insegnamenti, ossia ciò che Cristo aveva detto ; per spezzare insieme il pane con una precisa ed evidente allusione all’Eucarestia.Come questi principi si possono applicare a noi? Anche noi svolgiamo riunioni sociali di tipo organizzativo, di condominio, di tipo amministrativo, comitati di redazione, breefing di lavoro dei capi con i dipendenti ecc… ma abbiamo anche  la nostra grande riunione liturgica settimanale comunitaria nel primo giorno della settimana che chiamiamo domenica, che ci ricorda , commemora e ci fa celebrare la risurrezione di Gesù .E quì c’è un pericolo ! Il pericolo di considerare questa riunione domenicale della Santa Eucarestia , con lo stesso criterio con il quale giudichiamo le altre.Attenzione , fratelli e sorelle , qui entriamo nel mistero.Gesù , nelle sue apparizioni del Vangelo di oggi , si fa presente nella riunione degli apostoli e li saluta con la parola “ Shalom” ossia “ Pace a voi!” . Il Cristo arriva e porta loro il suo amore : “Ricevete lo Spirito Santo” ossia l’amore che procede dal Padre verso il Figlio e del Figlio verso il Padre. Dice poi loro : “Coloro ai quali perdonerete i peccati, saranno pedonati” dando ai suoi apostoli la podestà del perdono dei peccati. Porta la “gioia” quando dice :”Beati quelli -che siamo poi noi- che pur non avendo visto ,crederanno”. Dobbiamo, per prima cosa allora, evitare di considerare  la nostra riunione liturgica settimanale, alla stregua di qualsiasi altra riunione . Non è come le altre! Il fatto di stare insieme la domenica con altri cristiani è un fatto misterioso che diventa sacrale, diventa un fatto “liturgico”. Nel documento  del Vaticano secondo sulla liturgia, intitolato in latino “Sacrosanctum concilium”, al numero sette dice : “Cristo è presente nella sua Chiesa, in modo speciale durante le azioni liturgiche”.E’ presente nel sacrificio della Messa, ed è presente quì, giacchè noi adesso stiamo celebrando la Santa Messa . E’ presente quando uno battezza, anzi è lo stesso Cristo che battezza . E’ Lui che parla quando nella chiesa leggiamo la Sacra Scrittura, è la parola stessa del Cristo. Fratelli e sorelle , questa misteriosa e sacramentale presenza del Cristo nel luogo e nel tempo delle nostre riunioni, rende sacro il posto e le azioni liturgiche che in esse si fanno. E’ il luogo nel quale ci riuniamo per esercitare il nostro sacerdozio battesimale, la capacità sacerdotale che Lui ci ha dato nel battesimo. Diventa sacro e liturgico il tempo che impieghiamo in queste azioni . E’ un tempo in cui mettiamo in funzione il sacro meccanismo del nostro battesimo, che ci ha fatto diventare sacerdoti simili a Cristo. Allora non siamo un pubblico che fa da spettatore a ciò che si verifica alla nostra presenza . No ! Siamo agenti sacri che celebriamo la cena del Signore. Fratelli e Sorelle ! Alla luce di questi sprazzi di riflessione , non ci sarà forse qualcosa da cambiare nei nostri atteggiamenti in questa riunione liturgica domenicale? Non è forse il caso di pensarci sopra e molto profondamente? Pensando che quando passo la porta d’entrata a questo sacro tempio , entro nel mistero nel quale Cristo è presente , mi avvolge ed esige da me una condotta consone , che vada d’accordo con l’ambiente nel quale mi incontro , nell’ambiente di mistero del quale Lui è il centro, l’origine, la fonte ? Così sia.

 

Ultimo aggiornamento ( domenica 11 aprile 2010 )
 
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