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18 Domenica 2^ di Quaresima (Il Padre ci da il suo Figlio) rif. al 08/03/09 PDF Stampa E-mail

                                     Seconda Domenica di Quaresima

 Dal vangelo secondo Marco (Mc 9,2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli.
Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè, che discorrevano con Gesù.
Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù:
«Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risuscitato dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.

                                        Il Padre ci da il suo Figlio 

 La liturgia di oggi ci presente tre letture con un concetto comune.Nella prima lettura vediamo la figura di Abramo, padre di Isacco, disposto a sacrificare suo figlio su richiesta di Dio che glielo aveva dato come un dono: è un sacrificio veramente enorme.Nella seconda lettura Paolo scrive ai Romani: “Il Padre non ha risparmiato il proprio figlio (rifacendosi evidentemente alla figura di Abramo che non avrebbe risparmiato Isacco), ma lo ha dato per tutti noi; e se lo ha dato per tutti noi, come non ci darà ogni cosa insieme a lui?”(Rom.8,32).Nel Vangelo il Padre ci dona suo Figlio nella “trasfigurazione” dicendo: “Questi è il mio figlio diletto, ascoltatelo!”. Ve lo do perché vi guidi e vi porti verso il regno. Con questo il Padre ci ha fatto il dono migliore che ci poteva fare: la comunità trinitaria del Padre-Figlio-Spirito Santo che aveva creato l’umanità dandole il dono dell’esistenza in un progetto perfettamente armonico e ordinato dove tutte le cose occupavano il posto giusto per il bene comune di tutte; e tutte erano l’una con l’altra ordinate, subordinate, in funzione comune. Per rimediare alla catastrofe del peccato d’indipendenza e autonomia che le primitive persone umane avevano commesso volendosi sganciare da Dio, volendo essere legge per sé stessi, perché si sentivano sufficientemente forti e qualificati da poter gestire l’universo intero del quale erano stati messi a capo, obbligarono Dio a non accettare questa situazione, perché andava contro il suo piano. Ecco allora che Dio manda suo Figlio, dopo averlo promesso durante i secoli. E il Figlio venne da noi dando inizio al Regno di Dio, in cui , sì, Dio era presente per mezzo della creazione, come sempre lo è, perché è lui che conserva nell’essere le cose, ma in questo caso era venuto sulla terra come uomo, un salvatore. Ecco un altro tipo di presenza; infatti l’angelo disse a Giuseppe: “Gli porrai nome Gesù, che vuol dire Jahvè salva”(cfr. Matt. 1,21). Così è cominciato il regno di Dio tra noi. All’inizio della sua missione di predicatore, di messaggero del Padre sulla terra, dopo il battesimo, Gesù disse alle folle che lo ascoltavano: “Il regno di Dio è vicino, è già tra voi”(Lc. 10,9); “convertitevi, cambiate la maniera di pensare e ascoltate il vangelo”. Nel vangelo di oggi, sul Tabor, durante la trasfigurazione, lo stesso Padre ci indica come seguire questo Cristo: ascoltandolo, come a dire: “Lui è vostro, seguitelo, fate quello che Lui vi dice, state attenti a quello che Lui vi dice e seguirete il cammino correttamente”. Gesù poi dirà a quelli che lo ascolteranno: “Non vi dirò nulla di ciò che è mio, ma vi dirò quello che il Padre ha voluto che io vi comunicassi”(cfr. Giov. 12,49). Ecco Cristo, il messaggero del Padre. Così è cominciato il Regno di Dio tra noi, con la speciale presenza della seconda persona divina fatta uomo che si chiamò Gesù.“Ascoltatelo, ve lo do per guida”disse il Padre. Allora, fratelli e sorelle, prestiamo attenzione a lui, mettiamoci in rapporto con lui. Gesù disse: “Ciò che il Padre mi ha detto io ve lo comunico”(cfr. Giov. 12,49) e Cristo non solo disse che il Regno di Dio era vicino, ma lo iniziò. Come? Con la sofferenza; soffrì la persecuzione. In un passo del vangelo si dice che i farisei e i sadducei studiavano come farlo fuori, come eliminarlo( cfr.Matt. 26,3-5) . Patì per noi. Lo portarono al tribunale di Pilato che lo condannò alla crocifissione. Nel suo messaggio Lui ci dice che il regno di Dio è presente fra di noi, nella storia degli uomini. Questo regno è iniziativa del Padre che è fonte e origine di ogni bene: “Il Padre ha mandato me; non dico niente di mio ma dico quello che il Padre mi ha detto di dirvi”(cfr. Giov. 12,49). In un’altra parte dice: “Il titolo della mia biografia è fare la volontà del Padre”(cfr. Ebr. 10,7). Ora, come mettersi in ascolto di Lui, in contatto con Lui? Per questo noi abbiamo una cosa molto importante: la “Parola di Dio”, che è arrivata fino a noi tramandata dalla comunità ecclesiale mediante la tradizione scritta e quella orale, cioè il Nuovo Testamento e il magistero della Chiesa, affinché la verità nella sua interezza arrivi agli uomini di tutte le epoche con la purezza del messaggio, avuto direttamente da Dio. Che cosa ci dice il Signore? Ci dice chiaramente alcune cose molto importanti: “Non vogliate chiamare padre nessuno sulla terra, uno solo è il vostro Padre, quello che è nei cieli; non vogliate chiamare nessuno maestro sulla terra: uno solo è il Maestro, il Figlio di Dio fatto uomo”(cfr. Matt. 23,8-10).Per quale strada seguirlo in questo suo regno?Al regno si va per una sola strada. Ha detto Gesù: “Io sono la via”(Giov. 14,6); ciò significa stabilire con Lui un rapporto profondamente vitale. In un’altra occasione dice: “Io sono il buon pastore”(Giov. 10,11). Ecco Cristo re, guida che ci conduce alla pienezza del regno. Lui è anche profeta perché parla in nome del Padre (l’abbiamo già detto) e poi dice: “Chi crede in me ha la vita eterna”(Giov. 3,36), ossia entra in contatto con Dio, comunità trinitaria. “Filippo, chi vede me vede il Padre”(Giov. 14,9). Dice ancora: “Figlioli non vi lascerò soli ma vi manderò lo Spirito Santo che vi accompagnerà”(Giov. 14,18-26). Ecco Cristo profeta che parla a nome del Padre e ci comunica un gioioso futuro di felicità eterna. Finalmente Cristo come sacerdote. Ci unisce misteriosamente a se con il Battesimo e costruisce quella che chiameremo la “famiglia allargata di Dio”, tecnicamente il “corpo mistico di Cristo”, facendoci figli adottivi del Padre. Noi diventiamo figli adottivi del Padre non in forma “parallela” a Cristo, ma “inseriti” in Cristo, Verbo e Figlio naturale del Padre. Allora, ascoltatelo, guardatelo nella sua luce della “trasfigurazione” che ci parla di un futuro migliore, di un futuro luminoso e gioioso. In quella luce che ci indica la meta definitiva e finale nella quale la nostra sete di felicità avrà pieno appagamento. Per arrivare là dobbiamo ascoltarlo nelle Scritture Sacre, in ciò che Lui ci dice e che il suo Spirito ha ispirato e che sono arrivate a noi negli scritti dell’Antico e del Nuovo Testamento. Non basta uno studio intellettuale, di conoscenza: dobbiamo ascoltarlo nella profondità del nostro essere, stabilendo con lui un rapporto veramente vitale, un “feeling”, perché Lui è il miglior regalo che Dio ci potesse fare. Quando si dice regalo, la prima cosa è ringraziare il donante, ma subito dopo si scarta il pacchetto che si è ricevuto. Fratelli e sorelle, il dono che Dio ha fatto a ognuno di noi di suo Figlio forse era molto ben protetto, ben avvolto in contenitori e l’abbiamo lasciato caricarsi di polvere sugli scaffali della nostra esistenza: è bene che lo tiriamo fuori, che lo scartiamo totalmente per poter stabilire con Lui un rapporto profondo e vitale, perché Cristo è la nostra vita. Così sia. 

Ultimo aggiornamento ( domenica 08 marzo 2009 )
 
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