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15 Domenica 6^ T. Ordinario (Gli esclusi) rif. al 15/02/09 PDF Stampa E-mail

                             Sesta Domenica del Tempo Ordinario

               Dal vangelo secondo Marco  (Mc 1, 40-45)

In quel tempo, venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. 
E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: «Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro». 
Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte. 
                                                            

                                            Gli esclusi 

La prima e terza lettura di questa domenica ci parlano di una terribile malattia, il cosiddetto morbo di Hansen, chiamato più popolarmente “lebbra”, che facendo imputridire le carni del malato gli fa perdere le estremità degli arti, mani, dita dei piedi, riducendoli a moncherini e facendo del paziente un rudere vivente. La legge di Mosè stabiliva per il popolo ebraico che tali malati fossero allontanati dalle città e dai villaggi, si vestissero di stracci, portassero qualche oggetto rumoroso per avvertire i possibili viandanti a tenersi lontani dalla loro presenza e che gridassero in continuazione “immondo, immondo!”.Erano banditi dalla vita degli altri perché impuri a norma di legge. Oltre alle precauzioni preventive per evitare il contagio vi era un significato molto più profondo. Noi che siamo eredi di una cultura greca pensiamo al nostro corpo come qualcosa di distaccato, diverso dall’anima anche se unito ad essa e dalla quale è animato. I filosofi greci, e qui abbiamo l’esempio di Platone e non solo lui, pensavano che il senso della vita fosse quello di liberare progressivamente il “pnèuma”, lo spirito, la nostra anima, dal carcere del corpo e qualcuno di essi per questo motivo bevve la cicuta, il veleno, dandosi così la morte liberatoria.Gli ebrei, invece, pensavano diversamente a un’unità fortissima tra corpo e spirito, con influenza mutua così forte da concludere che ad una disfunzione del corpo, ossia una malattia, corrispondesse necessariamente una disfunzione dell’anima, il cosiddetto peccato. Perciò peccato e malattia erano corrispondenti tra di loro; da ciò derivava la prescrizione di una separazione civile, non solo terapeutica per evitare il contagio, ma soprattutto vi era la proscrizione di un malato condannato perché aveva certamente commesso il peccato. Una proscrizione così dura che qualsiasi persona che avesse avuto un contatto con il lebbroso o con le sue cose sarebbe stato dichiarato legalmente impuro come lo stesso lebbroso.Ora, quale significato può avere l’intervento di Cristo nell’episodio del lebbroso di questa domenica? A prima vista parrebbe che Gesù, guarendo la malattia di quel meschino, perdonasse anche i suoi peccati e perciò la nostra riflessione dovrebbe seguire la pista del peccato.Ma pensandoci su, durante questa settimana mi sono detto alcune cose che, senza alcuna pretesa consegno a voi, con beneficio d’inventario.In primis il tema del peccato verrà molto palesemente alla nostra considerazione la prossima domenica, quando Gesù ne parlerà espressamente.In secondo luogo vediamo che in questo contesto Gesù non dice: “Va, ti sono perdonati i tuoi peccati” come dice tante volte altrove ai miracolati. Insiste solo sulle norme legali affinché quel poveretto potesse essere riammesso nella sua vita normale di comunità.In terzo luogo Gesù tocca il lebbroso, diventando così legalmente impuro anche lui. Scavalca in questo modo le pratiche inventate dagli antenati ebrei per la nazione ebraica ma allo stesso tempo impone all’uomo, guarito dalla lebbra, che praticasse le leggi normali della riammissione alla vita quotidiana, mentre lui, Cristo, era al di sopra di esse.Qual’ è la prassi che noi, di fronte a quest’atteggiamento di Gesù, dobbiamo adottare?Per Cristo non esistono gli esclusi! Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi, ci ha detto la Rivelazione, mediante Paolo nella prima lettera a Timoteo ( cfr. 1 Tim. 2,4).Poi nel Vangelo, soprattutto nei Sinottici, si dice: “Dio fa piovere sui buoni e sui cattivi”(cfr. Matt. 5,45), ossia Dio è Padre per tutti. Allora per me, cristiano, se voglio vivere secondo Cristo, anche per me non ci possono essere esclusi di nessuna specie.E quali sono gli esclusi di oggi? Guardiamoci intorno: quanta gente non è ammessa alla nostra vita: i barboni, i falliti, i precari,i born-out, quelli delle baracche, gli extracomunitari, i drogati, i ritardati, i down, gli improduttivi, gli anziani, i malati, i carcerati che sono bollati per sempre dal marchio che impedisce loro di riprendersi e inserirsi nella società mediante il lavoro.I nostri vescovi, riuniti decine di anni fa nel Concilio Vaticano II, avevano preso di petto quest’argomento degli “esclusi”, in un documento che si rivolgeva specialmente ai laici: l’”Apostolicam Actuositatem”, ossia l’azione apostolica dei laici, indicando quale atteggiamento corrispondesse a noi cristiani su questo fronte d’azione. Il paragrafo 8 di detto documento recita precisamente così: “ L’azione caritativa ora può e deve abbracciare assolutamente tutti gli esseri umani, e tutte quante le necessità, ovunque vi è chi manca di bevande, cibo, vestito, casa, medicine, lavoro, istruzione, dei mezzi necessari per condurre una vita veramente umana, chi è afflitto da tribolazioni o da malferma salute, chi soffre l’esilio e il carcere, quivi la carità cristiana deve cercarli e trovarli, consolarli con premurosa cura e sollevarli porgendo loro aiuto. Quest’obbligo si impone prima di tutto ai singoli uomini e popoli che vivono nella prosperità”( Conc. Vat. II “AA”n.8). Fratelli e sorelle, in questo panorama così vasto ognuno è addetto ai lavori, perché ognuno può e deve trovare il suo piccolo-grande da fare come amministratore dei beni che Dio nella sua infinita bontà ha voluto procurargli per il bene di tutti.Cerchiamo il nostro posto lì dove siamo e che lo Spirito Santo ci indicherà, così scavalcheremo i muri e saremo veramente superiori a tutte le frontiere. Anche per noi, come per  Gesù, non esisteranno esclusi di nessuna specie. Così sia.  

Ultimo aggiornamento ( sabato 14 febbraio 2009 )
 
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