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14 Domenica 5^ T. Ordinario (Il male,il dolore,la malattia) rif. al 08/02/09 PDF Stampa E-mail

                                  Quinta Domenica del Tempo Ordinario

 Dal vangelo secondo Marco (Mc 1, 29-39)

 In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, si recò in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni. 
La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli. 
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. 
Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». 
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni. 
 

                                 Il male, il dolore, la malattia 

 Oggi viene proposto un tema che ci coinvolge tutti e ne facciamo esperienza giornaliera. Infatti la prima lettura ci parla della malattia e delle disavventure di un uomo buono, giusto, chiamato Giobbe. Il Vangelo ci presenta Gesù che ridona la salute alla suocera di Pietro e a molti altri malati che gli furono presentati.All’inizio di queste domeniche del Tempo Ordinario, come ho già detto, la pedagogia liturgica della Chiesa presenta alla nostra considerazione le cosiddette “istruzioni per l’uso”da applicare per vivere in una forma veramente cristiana.Ebbene in questa domenica le “istruzioni per l’uso” si riferiscono al come comportarci nel campo del dolore, della malattia, dei problemi umani.Anche qui, come in tante altre parti delle nostre riflessioni, dobbiamo “purificare”, precisando certe idee non cristiane, che sono invalse lungo i secoli nell’immaginario collettivo di noi cristiani. Sono un residuo di paganesimo. Sono idee che ostacolano il nostro vivere cristiano e che perciò devono essere cambiate. Residuo di paganesimo, di un Dio “antropomorfizzato” al massimo, o di un manicheismo con l’esistenza di un Dio del bene e di un Dio del male, come praticamente era nel paganesimo. Questa prima idea sbagliata è da correggere a fondo. Questo residuo di paganesimo  non può e non deve condizionare per nulla la nostra vita cristiana. Però bisogna prima chiarire alcune cose. La prima di esse è che Dio non ha niente a che fare con il male. Vediamone le prove che ci da la Rivelazione, ossia lo stesso Dio che ci comunica il suo pensiero ispirando gli autori sacri della Bibbia che scrivono, sì, secondo il loro stile, nella loro lingua, però interpretano fedelmente il pensiero di Dio.E aprendo la Bibbia troviamo la prima lettera dell’apostolo Giovanni che dice: “Dio è Amore”(1 Giov. 4,8), lo stesso titolo della prima enciclica del nostro Papa Benedetto XVI. Dio è Amore, certamente, ma non come noi immaginiamo l’amore: il nostro amore è fluttuante, mentre Dio è Amore senza limiti, infinito, definitivamente fissato, perfettissimo, senza nessuna variazione!In altro modo potremmo dire che Dio è solo positività, in maniera tale da escludere anche la pur minima imperfezione o negatività. D’altra parte il male non è qualcosa di positivo, ma è una mancanza di bene: la malattia è mancanza di salute, l’odio è la mancanza di amore, la guerra è la mancanza di pace, la povertà è la mancanza di beni, e così via. Il cosiddetto “male” è solo “mancanza di bene”.Ed anche più espressamente nel libro della Sapienza ( Sap. 1,13) la rivelazione di Dio ci dice: “Dio non ha creato la morte”, perciò Dio non crea il male. Non si può creare “qualcosa che non è”. Dio ha creato tutto per l’esistenza, perciò da Dio non può derivare il male.E questa è la prima idea basilare sulla quale devono svolgersi le altre nostre considerazioni.Dio non ha niente a che fare con il male; allora come si spiega il male esistente?Ricorriamo di nuovo alla rivelazione di Dio. Nel libro della Genesi, il primo libro della Bibbia, si narra dell’azione creatrice di Dio. Alla fine di ogni azione di creazione si dice: “E Dio vide che era cosa buona”( cfr. Gen. 1, passim). E non poteva che essere così, venendo le cose da Dio. Tutto il creato, allora, era nell’azione e nel piano divino, ordinato, collegato, equilibrato e tutto concorreva al perfetto funzionamento dell’insieme; ogni creatura stava e funzionava al posto giusto per il bene di tutto il sistema.In quella dimensione perfetta nel suo grado e ordine, Dio collocò una creatura molto speciale: l’uomo, simile a lui, con un’enorme capacità; quella di conoscere e di discernere, giudicare, scegliere e decidere, quello che noi chiamiamo libertà creativa. Di fronte alla creazione così ben ordinata, di fronte alla sua enorme capacità di scegliere e di decidere, l’uomo fu messo però alla prova da parte di Dio. La prova consisteva nel riconoscere che quel magnifico scenario era stato creato da Dio e da Dio dipendeva. Se l’uomo avesse riconosciuto questo avrebbe superato la prova e la sua felicità e benessere sarebbero stati definitivi e consolidati nell’eternità. Ma l’uomo, vedendosi così potente, alla sommità di un creato che era a lui sottomesso pensò di poter fare a meno di Dio e si sottrasse liberamente, per propria volontà, alla dipendenza di Dio. Volle fare da sé senza controlli, volle essere autonomo. Dal cono di luce di Dio passò alla zona delle tenebre, nell’oscurità. Dal bene con il quale Dio lo avvolgeva passò alla mancanza totale di bene. Dalla gioia che viveva passò al dolore della pena di ciò che soffriamo.L’uomo passò liberamente alla zona della mancanza di luce, di bene e di bontà. Sbagliando si privò di tutte queste cose. Con la falsa pretesa di volere di più, perdette tutto ciò che aveva.E dato che quest’uomo o questo gruppo iniziale umano era il seme di tutta l’umanità, dal quale sarebbero derivati tutti gli uomini, accadde che, rovinato il seme, i frutti nacquero rovinati.Ecco qui il perché dell’esistenza del male nel mondo.Che fare, allora? Come vivere di fronte a questa nostra situazione?E qui entriamo nella vita quotidiana di noi tutti. Infatti, chi in un modo chi in un altro, tutti ci dobbiamo confrontare con il dolore, con la malattia, con l’insuccesso, con la fame, con l’odio, con le lotte, le guerre, l’ambiguità, l’incomprensione e tante altre situazioni che non ci fanno stare bene.Qui di nuovo abbiamo un esempio luminoso. Dobbiamo fare ciò che ha fatto il Verbo di Dio che, facendosi uomo, prendendo il nome di Gesù, diventando uomo come noi si sottomise agli inevitabili dolori e difficoltà della vita, però combattè il male, il maligno, le malattie durante tutta la sua vita e, accettando la morte, la sconfisse e diede inizio alla Vita Nuova con la Risurrezione.La Risurrezione di Gesù da inizio a una nuova creazione nella quale noi siamo già rinati “germinalmente”. Nati nel dolore in questa vita che ci porta verso la morte con il dolore, siamo rinati con il Battesimo a una Vita assolutamente Nuova, immortale, anche se solamente in fase “germinale”.Allora, fratelli e sorelle, invece di “romperci la testa” di fronte all’incomprensibile mistero del male che supera le nostra mente ( a tale proposito leggiamo il libro di Giobbe! ), accettiamo come Cristo la situazione della nostra esistenza, una situazione evidentemente menomata perchè non è più quella iniziale. Dobbiamo accettare per forza il dolore ma in collaborazione con Cristo, come membra vive del corpo mistico di Cristo. Di questa misteriosa “unione” Lui è la testa e noi sue membra e dobbiamo lottare contro il male con tutte le nostre forze. Ecco allora il valore della scienza, dello studio, del progresso, della tecnica, della medicina che migliora la situazione di tutti noi uomini. Questa è la forma moderna di incontro con Dio: nell’impegno totale, collaborando con Cristo, producendo di più, costruendo meglio per eliminare al massimo le mancanze di bene di ogni tipo con le quali ci dobbiamo confrontare costantemente.Ecco qui il nostro ruolo. Alla fine dei tempi verrà Cristo, nostro Capo, e raccoglierà tutto il nostro lavoro, il nostro sforzo di miglioramento. E questo suo regno, il regno di Cristo, sarà presentato al Padre e alla fine diventerà il Regno di Dio. Lì sarà sconfitta per sempre la morte, non apparirà mai più il dolore, non avremo più bisogno di niente perché la felicità sarà completa, definitiva, consolidata nell’eternità.Così sia. 

Ultimo aggiornamento ( sabato 07 febbraio 2009 )
 
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