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1 Domenica 1^ di Avvento (Inizio anno liturgico) rif. al 30/11/08 PDF Stampa E-mail

Prima Domenica di Avvento

  Dal vangelo secondo Marco (Mc 13, 33-37)
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».
                            

                         Anno liturgico: penetrazione nell’eternità 

 Carissimi amici, fratelli e sorelle in Cristo,oggi la nostra comunità ecclesiale inizia un anno nuovo e questa è la prima domenica dell’Avvento, prima parte del nuovo anno. Anno nuovo vita nuova: ha detto la saggezza umana con un proverbio; è un richiamo per farci vedere che quando iniziamo un nuovo periodo della nostra esistenza, deve anche cambiare il nostro atteggiamento, sempre in meglio. E’ d’obbligo l’augurio all’inizio di  questo anno nuovo, periodo detto Anno Liturgico. Però per farvi questo augurio è necessario che spieghiamo bene cosa è questo Anno Liturgico. Sono 12 mesi di celebrazioni molto variegate secondo la psicologia usata dalla Chiesa. Essa, sapendo perfettamente bene che gli antichi avevano detto che  “ab assuetis non fit passio”, ossia che dalle cose alle quali siamo abituati non possiamo aspettarci grandi novità, allora la Chiesa con la sua psicologia e la sua didattica ha stabilito la distribuzione delle celebrazioni degli interventi della Santissima Trinità nella nostra storia; interventi del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Interventi delle tre persone alle quali si attribuisce in speciale proprietà l’azione di ognuna di queste tre fasi. La prima fase di questo anno liturgico è l’Avvento che, attraverso il periodo della storia umana di millenni, va verso la pienezza dei tempi a partire dalla Creazione.  E’di questo periodo (che si attribuisce all’azione del Padre) la creazione , la preparazione della seconda fase: la venuta del Cristo. La nascita del Cristo; noi la celebriamo con il Natale. Celebriamo poi la vita di Gesu’, il Figlio che nella Quaresima entra nella vita pubblica, con la predicazione del suo messaggio. Viene poi la Settimana Santa, la  passione, morte,  risurrezione e ascensione al cielo del Signore Gesù. Questa è la fase dedicata alla celebrazione dei misteri, dell’intervento del Figlio nella storia umana. Poi dalla Pentecoste, per trentaquattro domeniche celebriamo l’azione dello Spirito Santo in noi. Questa è la calendarizzazione dell’Anno Liturgico. Ma che cos’è celebrare questi interventi divini nella storia dell’umanità? E qui, fratelli e sorelle, entriamo un po’ nel difficile, perché entriamo nel mistero e il mistero è una verità così luminosa e brillante che ti impedisce di vederlo in tutta la sua profondità. Tu guardi il sole ma non ne vedi le profonde macchie, le sue grandi esplosioni. Vedi solamente l’effetto luminoso come conseguenza. Il mistero è impossibile da capire, però alcune cose vanno precisate per bene. Celebrare non è solo ricordare, perché noi quando diciamo “celebrazione”, per esempio della “liberazione” il 25 Aprile, ricordiamo dei fatti. Quando celebriamo i nostri caduti, ricordiamo l’esistenza di cose e persone che nel tempo attuale non ci sono più se non come nostro ricordo (o registrato in monumenti, libri, etc.) ma non più di tanto. Mentre la “celebrazione liturgica” non è soltanto un ricordare ma è soprattutto un “partecipare in modo vitale”a quest’azione; è vivere qui e adesso, nel tempo, ciò che è successo tanto tempo fa.Ma come mai ciò che è successo tanto tempo fa può essere attinto, posso mettermi in contatto non solamente con il ricordo e la memoria ma con la partecipazione vitale a un fatto che è successo molto prima di noi e in altri luoghi? La spiegazione sta qui: quel fatto, quell’intervento divino nelle tre fasi dell’anno liturgico, ossia gli interventi del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, hanno provocato degli eventi che, sì, sono succeduti nella storia, ma che sono passati nelle loro conseguenze a un’altra dimensione, misterica, a una dimensione che noi non potendo chiamarla altrimenti, la chiamiamo Eternità, ciò che non è nel tempo né in un luogo, è un’altra dimensione .Ma in quell’altra dimensione il fatto si prolunga come attuale, poiché non è più legato al tempo perché nell’Eternità non esiste il tempo, e allora noi ci mettiamo in contatto con quelle conseguenze di quei fatti di Dio, di interventi di Dio nella storia umana, attraverso un salto, un’estrapolazione enorme: una misteriosa entrata nell’Eternità. Questo lo facciamo mediante la liturgia. Sto celebrando la Santa Messa. Ebbene cosa celebro?Il sacrificio di Cristo. Ma il sacrificio di Cristo è avvenuto a Gerusalemme, sul Monte Calvario, 2000 anni fa. Ebbene, come posso mettermi in contatto con Lui? Semplicemente! Perché Cristo stesso ha detto: “Fate questo in memoria di me”. Perché la morte e la risurrezione del Cristo sono uscite dalla storia, sono entrate nella meta-storia, nell’oltre-storia, nella dimensione che noi chiamiamo Eternità. Ed oggi, mediante i segni liturgici sacri ( questo vuol dire liturgia: azione sacra), noi facciamo un salto, entriamo non all’indietro nel tempo, ma entriamo nell’Eternità, e in quest’Eternità, in questo fatto misterioso, noi ci mettiamo in perfetto contatto vitale con il sacrificio di Cristo. Questa è la celebrazione eucaristica. Mediante questi atti sacri noi siamo proiettati oltre il tempo, oltre lo spazio, nella nuova dimensione che è l’Eternità.Fratelli e sorelle, la Chiesa ha stabilito questo, proprio perché ha obbedito a Cristo: “Fate questo in memoria di me”, non nel ricordo ma nella “memoria vitale” che mi fa entrare nella dimensione dell’Eternità mediante la liturgia. La Chiesa fa vedere questo anche esteriormente: per esempio abbiamo aperto il messale nella prima pagina; il colore dell’abbigliamento liturgico è il viola che è il colore classico del periodo dell’Avvento; oggi non abbiamo detto il Gloria. Ci sono delle preghiere specifiche, delle letture caratteristiche che ci devono aiutare a entrare anche psicologicamente in questa nuova dimensione misterica; sono segni liturgici che ci aiutano a vivere i diversi tempi che abbiamo enumerato.Concludo: vi auguro un buon Anno Liturgico, che vi sommerga sempre più in Dio!“State svegli” ci dice il Vangelo, non lasciate cadere questa nuova opportunità che il Signore vi da. Non rimanete nella superficie, nel vostro cristianesimo abitudinario. Entrate nella profondità misterica, nella partecipazione all’azione di Dio nella storia dell’umanità!Non vogliate vivere queste celebrazioni liturgiche come semplici date da calendario, da rimembrare, che ci ricordano fatti successi nel tempo passato: no, sono misteriosi eventi le cui conseguenze sono entrate nell’Eternità e in questa Eternità io ci entro mediante la Liturgia.Buon Anno! Affinché anche qui, anche oggi, noi possiamo percepire la profondità misterica del cristianesimo, specialmente nel vivere le nostre liturgie. Così sia ! 

Ultimo aggiornamento ( domenica 30 novembre 2008 )
 
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